Patrimonio archeologico e artistico

Nel 1985 vennero ritrovati i resti di un essere umano che si rivelarono essere una scoperta di eccezionale valore scientifico internazionale: i resti di Amsicora sarebbero infatti il ”più antico ritrovamento umano in Sardegna nel periodo di transizione tra il Neolitico e il Mesolitico”, ovvero tra 10mila e 8200 anni fa. Se la datazione verrà confermata dagli esami scientifici, si dovrà riscrivere un intero capitolo della preistoria: quello del più antico popolamento della Sardegna.

Il territorio fu popolato con continuità fin dall’epoca nuragica, come dimostrano i resti di alcuni nuraghi: Frucca, Is Cabis, Maccioni, Perdas Albas, Pranu, Priogosu. Di questo grande patrimonio archeologico sono in particolare da considerare la Tomba di giganti di Bruncu Espis, situata in località Funtanazza; risalente al Nuragico finale, fu però utilizzata anche successivamente, almeno fino al secolo V a.C. Ha una facciata disposta su un fronte rettilineo che la distingue rispetto alle altre tombe, all’interno la galleria ha pareti fortemente aggettanti. Altro monumento significativo è il Tempio punico di capo Frasca, individuato nel 1967. Si tratta di un sacello costruito con blocchi di arenaria, a pianta rettangolare, lungo 12me largo 10 m; gli scavi hanno restituito ceramiche di età punica e monete. Il suo rinvenimento ha riacceso in parte la discussione sull’ubicazione del tempio del Sardus Pater che la maggior parte degli studiosi ha individuato in quello di Antas. Suggestiva è anche la villa romana marittima di S’Angiargia, del secolo II d.C., situata nell’omonima località della marina di Arbus. Scavata a partire dal 1980, presenta un impianto incentrato su un portico longitudinale che distingue alcuni ambienti di servizio dalla zona delle terme, di cui rimane il frigidarium con due vasche e il pavimento a mosaico con motivi quadrangolari a foglie di melograno.

I monumenti più significativi del centro urbano sono le chiese sedi delle due parrocchie. La parrocchia storica si trova nella chiesa di San Sebastiano, costruita nel corso del secolo XVI e ristrutturata in forme barocche entro la metà del XVII. E`a una sola navata sulla quale si affacciano alcune cappelle laterali che comunicano tra loro con archi. Al suo interno è conservata una croce in ottone proveniente dal villaggio distrutto di Serru i cui abitanti furono trucidati nel 1611 nel corso di un’incursione di corsari barbareschi; di notevole effetto sono anche i decori marmorei del secolo XVIII quali la balaustra del presbiterio, opera dello Spiazzi, e il fonte battesimale. La chiesa è ricca anche di statue e di dipinti del Seicento e del Settecento e conserva un piccolo tesoro di argenterie sacre. Sede dell’altra parrocchia è la chiesa della Beata Vergine Maria Regina, costruita nel 1970 da Antonio Zurrida. Altro monumento significativo è il santuario della Vergine d’Itria che sorge in località Salto Idda. Fu costruito nel 1650, sui resti di un precedente edificio del Cinquecento, e in seguito subì alcuni restauri che si protrassero nel 1719 e nei decenni successivi; l’interno è a una sola navata e conserva una statua del secolo XIX. L’esterno è abbellito da un loggiato e accanto alla chiesa sorgono due ambienti che ospitano gli obrieri che organizzano la festa annuale. Del borgo di Ingurtosu bellissima la chiesa di Santa Barbara a cui si accede mediante una suggestiva scalinata. Solitaria si erge la Torre di Flumentorgiu, che da il nome anche alla località in cui si trova, Torre dei Corsari, costruita alla fine del 1500 con il compito di avvistamento e di difesa della costa contro le incursioni barbaresche. Il Monte Arcuentu ospita in cima i resti di un antico castello medievale ed è luogo di pellegrinaggi e ritiri spirituali.

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